Il Museo delle Terre Nuove di San Giovanni Valdarno, situato nel suggestivo Palazzo d'Arnolfo, racconta il fenomeno della fondazione dei nuovi centri abitati che ha interessato gran parte dell’Europa medievale, con un focus speciale sulla Toscana e il territorio fiorentino. Dalla fine del XIII secolo, numerosi insediamenti sono nati in questa regione e il museo guida alla scoperta di questa affascinante fase storica. Un’esperienza imperdibile per chi desidera conoscere le radici storiche e culturali della Toscana e dei suoi antichi centri urbani.

Con l’avvento dell’anno Mille, si assistette a una serie di cambiamenti significativi: la crescita della popolazione, il risveglio delle città e la ripresa degli scambi commerciali segnarono l’inizio di un periodo di relativo progresso. Sovrani, nobili, istituzioni religiose e i Comuni iniziarono a estendere il loro controllo sui territori circostanti, dando origine a una profonda ristrutturazione della geografia degli insediamenti, contesto in cui contesto nacquero le Terre Nuove.

Il Museo dedica particolare attenzione a questo fenomeno, analizzando il suo sviluppo in Toscana e nel territorio fiorentino, dove, a partire dalla fine del XIII secolo, sorsero numerosi nuovi centri abitati. Tra questi, spicca San Giovanni Valdarno, o meglio Castel San Giovanni.

All’interno del percorso espositivo sono ospitati otto tondi, ciascuno del diametro di 62 centimetri, realizzati da Giovanni da San Giovanni intorno al 1634 per la Villa medicea della Petraia a Firenze. Dipinti a fresco su stuoia di giunchi, i tondi testimoniano la straordinaria inventiva del pittore e il suo rapporto vivace con la mitologia classica, spesso reinterpretata con arguzia e modernità.

I tondi, esposti al Museo delle Terre Nuove in occasione della mostra “Bizzarro e capriccioso umore. Giovanni da San Giovanni, pittore senza regola alla corte medicea”, promossa all’interno del programma espositivo di Fondazione CR Firenze e Le Gallerie degli Uffizi, dopo il termine della mostra rimarranno visibili fino al 2028, offrendo al pubblico un’opportunità unica per ammirare da vicino una straordinaria testimonianza del Seicento toscano in un contesto profondamente legato alla storia urbana e culturale della regione.



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